Un festival che celebra il futuro e l’innovazione

posted by AleJazz, In Dicono di Noi

In questo articolo si parla di: Fano Jazz By The Sea

2014: I buoni propositi di Fano Jazz By The Sea a 22 anni dalla prima edizione

Spazio alle recensioni.

Giovanni Guzzi, su L’Eclettico (LINK), “aperiodico” che si propone di rendere giustizia a persone, iniziative e notizie che non ricevono l’attenzione che meriterebbero da mezzi di comunicazione più affermati, sceglie di recensire il XXII Fano Jazz By The Sea (qui la recensione completa). E lo fa partendo dalle parole pronunciate da Adriano Pedini al Teatro della Fortuna, alla fine del festival: “con l’edizione 2014 di Fano Jazz By The Sea si chiude un ciclo di 22 anni”.

Non si tratta di una resa dello staff di Fano Jazz Network, ma dell’inizio di una nuova stagione del festival, che si spera assumerà “un ruolo centrale nella politica culturale della città di Fano”.

Il pubblico è pronto a sostenere il progetto, come ha già fatto in momenti di difficoltà economiche considerevoli.

Tale punto di forza, abbinato all’importante risultato ottenuto dall’attività di comunicazione svolta sul web e sui social media, fa ben sperare nel futuro contributo che Fano Jazz By The Sea potrà garantire “alla cultura e alla ricchezza della comunità, ricchezza anche in senso strettamente economico, creando occupazione e costituendo un’attrattiva per il turismo con un’offerta di qualità”.

A questo buon auspicio si unisce anche il Vescovo Trasarti, che durante la Messa celebrata sotto il Faro durante la Festa del Mare ha ribadito la necessità di fantasia e di coraggio, per attrarre turisti a Fano e nell’entroterra, grazie ad iniziative valide che riuniscano le eccellenze del territorio per una “causa comune”.

Ecco l’invito che Fano Jazz Network da tempo ha raccolto, proponendo iniziative collaterali tra cui Street Jazz in Town, rassegna di concerti negli scorci più suggestivi della città, offerti ai locali che si sono impegnati per la salvaguardia del festival in tempi di crisi.

Indimenticabile, tra queste, la performance in stile jazz manouche (di origini gitane), omaggio al chitarrista e punto di riferimento del genere musicale Django Reinhardt, all’antica basilica di San Paterniano, patrono cittadino.

La punta di diamante si conferma però essere l’evento a ingresso libero (con servizio navetta garantito) alla Golena del Furlo.

Tante anche le collaborazioni che dimostrano ancora una volta l’impegno del territorio: su tutte, le degustazioni di vini D.O.P. al termine di alcuni concerti, offerte dall’Istituto Marche di Tutela Vini. Un ringraziamento va anche agli allievi del Liceo Artistico Apolloni di Fano – Polo Scolastico 3, fotografi di scena per un giorno.

Guzzi sottolinea anche l’importanza del logo: la “tromba disegnata da una gomena con i galleggianti arancioni per tasti”, il “marchio di fabbrica” che spicca sui manifesti della città e che rispecchia a pieno questa edizione (“proprio all’insegna della tromba”), che ha ospitato i due talenti italiani Paolo Fresu (in apertura) e Fabrizio Bosso (nel concerto finale).

In particolare quest’ultimo, di cui Fano Jazz By The Sea ha seguito la carriera passo passo, ha mostrato la sua gratitudine agli spettatori presenti al Teatro della Fortuna: “Questa è un’isola felice, qui il pubblico non deve essere conquistato brano dopo brano come succede altrove… qui ci siete subito!”. Durante la performance, Bosso sorprende il pubblico, apparendo inaspettatamente in qualche palchetto e attraversando la platea fra i suoi ammiratori.

Il maggior elemento di innovazione in scena alla Corte Malatestiana è invece rappresentato dal progetto Silence, che accosta il suono acustico all’elettronico, grazie a Danilo Rea, uno dei maggiori pianisti in Europa, Paolo Damiani (compositore, direttore d’orchestra e titolare della classe di jazz al Conservatorio di Roma) e Martux_M all’elettronica.

Molti i turisti che “già attendono di tornare al mare nell’estate 2015 per la prossima edizione di Fano Jazz By The Sea”, che certo non deluderà le loro aspettative, grazie al duro lavoro di Adriano Pedini e i suoi collaboratori.